La preghiera dell’uomo moderno

Molti imprenditori, professionisti e dirigenti, specialmente di nuova generazione, sono ormai convinti che la rassegna stampa sia una faccenda risolta da anni. Basta un bel giro sui social, un avviso automatico impostato su tre parole chiave e una casella di posta che ogni mattina si riempie di link. Ecco perché non è così.

Hegel sosteneva che la lettura del giornale al mattino fosse la preghiera dell’uomo moderno. Noi, più modestamente, cerchiamo di recitarla per conto terzi.

Molti imprenditori, professionisti e dirigenti, specialmente di nuova generazione, sono ormai convinti che la rassegna stampa sia una faccenda risolta da anni. Basta un bel giro sui social, un avviso automatico impostato su tre parole chiave e una casella di posta che ogni mattina si riempie di link. Costo zero, fatica zero e la sensazione rassicurante di sapere tutto quello che si dice in giro. Peccato che il giornale, quello vero, non sia scritto per parole chiave.

Ogni mattina prepariamo delle rassegne ad hoc. Il materiale di partenza è una risma piena piena di fogli (fortunatamente, digitali). Quello d’arrivo, ventisei articoli in cinque pagine. In mezzo c’è il lavoro: selezionare le fonti, dare un occhio a tutto, dalla prima fino all’ultima breve di provincia, e chiedersi ogni volta se quella notizia serve a qualcosa a chi di mestiere fa il mestiere di chi ce lo chiede.

Qualche caso è facile. Prendiamo un assicuratore, ad esempio. La mobilitazione per la tariffa unica RC Auto, con il confronto tra quello che paga un automobilista lombardo e uno napoletano, l’avrebbe pescata qualsiasi algoritmo, visto che la sigla stava nel titolo, bella grossa. Gli altri casi, però, risultano molto meno ovvi: il pignoramento ai danni del Comune di Caserta, la sentenza del Tar sui punti nascita, lo stato d’emergenza per i Campi Flegrei. Nessuno di questi pezzi contiene la parola «assicurazione». Eppure parlano di contenziosi, di responsabilità e di rischi che qualcuno, prima o poi, dovrà coprire, e all’assicuratore di cui sopra dicono molto più di quanto abbiano detto al titolista.

Il ragionamento vale anche al contrario, certo. Spesso nelle rassegne tematiche restano fuori camorra, droga e incidenti mortali senza strascichi giudiziari. Sono notizie importanti, quelle che fanno da sole mezzo giornale, spesso le più lette, che però al nostro cliente non spostano una virgola. Un filtro costruito sulla parola «incidente» gliele avrebbe servite tutte a colazione, con buona pace del tempo che l‘alert doveva fargli risparmiare.

Lo diciamo con una certa cognizione di causa, visto che in questo studio c’è chi quei sistemi saprebbe anche programmarli.

E qui il discorso si allarga. Quelle risme esistono perché qualcuno è andato al Tar e ha seguito il consiglio comunale fino a tardi. Qualcuno ha chiamato l’avvocato del creditore per farsi spiegare il pignoramento, e ha rimesso tutto in fila prima che la tipografia chiudesse. Il giornale locale, che in tanti danno per morto da almeno quindici anni (salvo poi scoprirlo vivissimo il giorno in cui parla di loro), resta il posto dove il territorio viene raccontato con un dettaglio che nessun social e nessun aggregatore riesce a riprodurre.

Chi si affida ai titoli che gli propone l’algoritmo risparmia tempo, certo. Nel frattempo si perde le notizie che non fanno rumore, che spesso sono quasi sempre quelle che contano.

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