
Effluvi di banalità.
In questi si traduce la narrazione di un lavoro, quello di addetto stampa o ufficio stampa dir si voglia, così come da post su LinkedIn.
Una narrazione fatta di persone che esercitano tale nobile arte, un tempo prerogativa di chi il giornalismo un po’ lo aveva fatto, e che oggi si sorprendono con ingenuità quasi fanciullesca che in un comunicato stampa ci debba essere qualcosa che abbia un valore in termini di notizia e non i dati di vendita del terzo trimestre.
Proprio per rendere giustizia a uno storytelling sbilanciato nei confronti dell’ovvio, oggi voglio raccontarvi tre cose che dovreste sapere sull’ufficio stampa.
Le relazioni
Quello dell’ufficio stampa è un lavoro fatto di relazioni con i giornalisti. Le relazioni con i giornalisti difficilmente possono essere coltivate sui social network e quasi per nulla come amici di penna dalla mail aziendale.
L’autonomia professionale
L’addetto stampa è un professionista che conosce linguaggi e tempi non scontati nel rapporto con i media. Per questo, se non gode di una quasi totale autonomia nello svolgimento del proprio compito e non si pone in quest’ottica, non sta facendo il suo lavoro ma sta passando carte. Carte che solitamente finiscono nel cestino di chi le riceve più velocemente di uno scontrino.
Al servizio del giornalista
Nei confronti del giornalista e del media, il ruolo di addetto stampa è di servizio. Il professionista agevola il giornalista nel racconto di un fatto, tutelando gli interessi dell’azienda, ente o figura che rappresenta. Questo non solo vuol dire che il lavoro non si limita alla stesura e invio di comunicati stampa, ma anche che l’ufficio stampa deve concorrere alla buona riuscita del racconto. Ciò spesso si traduce in tante piccole cose che poco si addicono agli appassionati della scrivania.