Dove sta la Sassonia-Anhalt?

Le intelligenze artificiali generative hanno industrializzato l’opinione, anche politica, svuotandola spesso di autorevolezza. Ecco perché oggi più di ieri ogni tanto conviene uno strategico silenzio al dire ogni cosa.

A contestualizzare la vittoria dell’Afd in Sassonia-Anhalt nel mio feed ci ha pensato un post di Corradino Mineo che, contro il dilagante gruppo di voci pro e contro che dicevano tutte più o meno la stessa cosa, mi è saltato agli occhi per numeri (come quello degli abitanti della regione tedesca, ma anche quelli economici e anagrafici) e una qualche nozione storica che era bene fissare.

Non è una questione di posizioni, benché possa sembrare (soprattutto sopra un dato numero di follower). Ad alcuni leader politici in effetti bastano gli slogan, perché viene loro perdonato praticamente tutto. Ma quegli alcuni non sono tutti: c’è, ad esempio, una buona fetta di politica (locale e non) che se oggi affidasse il suo commento sulle elezioni tedesche a Chat GPT rischierebbe comunque di fare una grama figura e non tanto per la posizione assunta ma per la manifesta ignoranza in materia.

Sia chiaro: in queste pagine ignoranza non ha un’accezione negativa. “So di non sapere” è da sempre la massima che guida la mia mediazione giornalistica tra il fatto e chi deve riceverlo. Se io, che non so, riesco a trasmetterlo a chi come me non sa, vuol dire che ho fatto un buon lavoro.

Torniamo alla Sassonia-Anhalt. La verità è che molti avrebbero difficoltà a indicarla su una cartina geografica, e non c’è memoria di partita a Risiko che tenga. Questo vale anche per chi è dall’altra parte del racconto. In queste ore, quindi, molti consulenti (come me) si troveranno a gestire richieste di esponenti politici e/o istituzionali che vorranno commentare le elezioni tedesche e, non sapendo che pesci prendere, rischiano di affidare a un algoritmo il proprio pensiero.

Uno dei rischi più grandi per chi comunica oggi – prendo in prestito anche io una volta tanto la Mucca Viola di Seth Godin – è proprio quello di venire macinati dai feed (e dalle agenzie stampa, volendo) esattamente come uno di tanti. L’AI non aiuta, soprattutto se manca uno spunto reale di riflessione. Diverso. Quello spunto, in casi come le elezioni tedesche, viene da conoscenza (spesso regressa e difficilmente recuperabile in una decina di minuti) e visione laterale.

Oggi invece, sia a destra che a sinistra, i social sembrano un teatrino del copia e incolla. Le intelligenze artificiali generative hanno industrializzato l’opinione, svuotandola spesso di autorevolezza e di originalità.

In questo contesto permettetemi di affermare, forse controcorrente, che non sempre tutti debbano dire tutto, e un bravo consulente ogni tanto può suggerire anche uno strategico silenzio quando è il caso. Parafrasando Nanni Moretti, forse ci si fa notare di più se non si (inter)viene proprio.

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